Si prevedono alcuni giorni di bel tempo, così decidiamo di fare la nostra prima uscita in mare.
All'uscita del porto, siamo indecisi se andare a Sud, con le sue coste, fino al golfo di Orosei, oppure a Nord verso l'isola di Tavolara. Decidiamo per il Nord, dove la conformazione della costa ci offrirebbe comunque riparo, anche in caso di cambiamenti meteo.
Gaia è stata riarmata delle sue vele, e pulita dopo la pausa invernale. Come in passato, un lungo lavoro che ci tiene impegnati per diversi giorni. Adesso siamo pronti e ci sforziamo di vincere la pigrizia che arriva dopo il lavoro fatto.
Andare per mare, è anche un impegno fisico che con gli anni (nostri) si fà sempre più importante. Questa volta il bel tempo è forse troppo generoso, abbiamo poco vento, meno di cinque nodi, issiamo la sola randa e procediamo con il motore a basso regime.
Siamo partiti alle 0930, la stagione estiva è agli inizi, e si vedono poche barce, qualche peschereccio e all'orizzonte una nave merci che va a Sud. Come altre volte, ho calato una lenza per la pesca alla traina, ma come in passato, non cattureremo nessuna preda.
Arriviamo a cala Brandinchi (detto anche porto Brandinghi) alle 1520, caliamo l'ancora in un fondo di sabbia con una profondità di 5,5 metri.
Questa insenatura, profonda circa 1 miglio e larga circa 1,6 miglia, interrotta solo da l'isola rossa, si presenta con un fondo prevalentemente sabbioso con una profondità di 12 metri che va a decrescere fino alle spiagge. E' una area protetta dai venti del 4° quadrante.
Se il vento cambia, si supera Capo Coda Cavallo e si cerca un ridosso a Porto Taverna, Cala Girgolu, Don Diego, etc.
Passeremo tutti i giorni, dal 27 al 30 maggio all'ancora, bel tempo, con una brezza molto gentile, la temperatura è gradevole tra i 25 e 28 gradi di giorno, la notte dormiamo con una trapunta leggera, la temperatura dell'acqua oscilla tra 20 e 22 gradi, ma nessuno di noi due farà il bagno.
Nella spiaggia, a circa 500 metri di distanza molti obrelloni aperti, e molte persone ma in acqua forse una decina o poco più. In rada qualche barca oltre la nostra.
La mattina presto, l'acqua è immobile e trasparente, vedo una piccola sogliola sul fondo, vicino alla superficie qualche sciame di piccoli pesci, 10mm, che si lascia trascinare dalla leggera corrente. Non vedo altri pesci, quelli che in genere raccolgono il pane che butto in acqua per attirarli, non manca il solito gabbiano che si presenta all'ora di pranzo e aspetta (inutilmente) per qualche minuto. Non gli do da mangiare, perchè poi mi ricambia con le sue deiezioni sulla tuga.
L'ultima sera, dopo cena, calo due ami, innescati con un pezzetto di polpa di carne di pollo. Mentre sono a letto che attendo di prendere sonno, penso che, come di solito, la brezza notturna farà ruotare la barca e che questo movimento potrebbe avvicinare la lenza all'elica e rimanervi incastrata, l'acqua è per me ancora troppo fredda e non ho assolutamente voglia di fare un bagno mattutino, coì mi alzo e vado a recuperare la lenza. Con sorpresa, trovo allamato un bel sarago, taglio la lenza perchè l'amo si era conficcato in profondità e lo metto in una busta e poi nel frigorifero. Lascio gli altri ami penzolare nell'acqua, ma la mattina li troverò ancora con tutta l'esca.
Il sarago poi risulterà di quasi 1/2 chilo e 30cm di lunghezza. Oggigiorno ci si deve registrare anche per la pesca in mare, sia da barca che da terra, si tratta di una app europea RecFisching (obbligatoria) con l'evidente scopo statistico. Ovviamente il sarago sarà parte del pranzo del giorno dopo.
La mattina di sabato 30 maggio, lasciamo Cala Brandinchi verso le 1045. Uscendo dalla insenatura dobbiamo prestare attenzione ad uno scoglio affiorante, lo scoglio Testa di Moro, chiamato così per la sua forma.
Superato lo scoglio, issiamo le vele, il vento è leggero di poco oltre i sei nodi, ma abbastanza per farci arrivare fino al porto di La Caletta con un unico bordo. Arriveremo in porto alle 1620.
Anche questa volta metto la traina, ma nessun pesce abbocca.
Mentre eravamo via, ci assegnano un nuovo posto di ormeggio, sempre sullo stesso pontile, ma qualche metro più a Est. All'arrivo l'ormeggiatore Luca, ci attende per porgerci le cime. C'è poco vento e l'ormeggio avviene senza difficoltà
Oggi, dal nuovo ormeggio intravedo le case di Santa Lucia e sullo sfondo il promontorio di Capo Comino con il vecchio faro sulla cresta.

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